L’entusiasmo e la gioia di essere ministro di Cristo

Il 12 luglio di 25 anni fa, nella chiesa di San Michele Arcangelo in Pimonte, S. E. mons. Agostino D’Arco mi consacrava sacerdote, accettando la mia decisione di mettermi a completo servizio di Dio e dei fratelli.
Il 19 luglio nella chiesa di San Sebastiano in Pimonte celebrai la prima Messa Solenne. Pimonte visse momenti di esaltante gioia e fede profonda. É ancora vivo in me il ricordo indelebile. Autorità e popolo, con una calorosa manifestazione di fede, mi salutarono Sacerdote di Cristo e mi accompagnarono nella chiesa parrocchiale sotto una pioggia di fiori e confetti lanciati da centinaia di fanciulli osannanti, mentre gli uomini formavano un lungo corteo, recando rami di ulivo. Varie sono state le esperienze che il Signore ha voluto che facessi nei primi anni. Il vescovo mi affidava, come padre spirituale, i novanta ragazzi del Seminario Dio cesano San Giovanni Bosco per aiutarli a discernere la vocazione e a seguire la strada del Signore. Alcuni di essi ora sono sacerdoti impegnati nell’Apostolato. L’entusiasmo e la gioia di essere ministro di Cristo mi spingeva a recarmi nelle scuole elementari della città per mettere in contatto con Gesù centinaia di fanciulli attraverso le venti lezioni integrative di Religione. L’Oratorio Antoniano diretto da donna Fiorella di v.m. mi chiese come cappellano e per alcuni anni feci esperienza delle premure di cui devono essere circondati i poveri e delle attenzioni da dedicare ai fanciulli di Prima Comunione. Come confessore della casa di riposo delle Suore Francescane Alcantarine di Sant’Antonio Abate, ho potuto apprezzare i tesori nascosti nelle anime che si consacravano al Signore. Infine, come Presidente dell’Ente Comunale Assistenza (ECA) di Pimonte, ho avuto occasione di animare spiritualmente l’assistenza ai poveri del paese, servizio che una volta era affidato alla Chiesa ed oggi è trasferito alle Autorità Civili. Mentre svolgevo tutte queste attività, si preparava già per me il campo di lavoro a cui il Signore mi avrebbe chiamato principalmente: il nuovo rione San Marco, dal 1953 al 1960, composto in gran parte da baraccati e da gente semplice e povera che, divenuti senza tetto a causa della querra, veniva ad occupare gli alloggi popolari che si andavano costruendo per loro alla periferia della città. Il vescovo D’Arco mi invitava perciò a lasciare ogni altra attività per dedicarmi completamente al Rione che si andava formando. Un colloquio con Padre Pio cui chiesi consiglio, fu determinante e illuminante. Ciò costituì per me il primo distacco: non più celebrare l’Eucarestia nelle belle chiese della città; ma iniziare celebrando in un magazzino, nei cortili e poi in uno scantinato delle Case Popolari, locale che per cinque anni fu il centro del culto e della vita sociale dei rionali. Iniziavo così a vivere accanto alle persone più emarginate della città per organizzare la loro vita religiosa, costruire la chiesa.
di don Ciro Donnarumma*
da un panegirico del 27 luglio 1978

Il 19 luglio nella chiesa di San Sebastiano in Pimonte celebrai la prima Messa Solenne. Pimonte visse momenti di esaltante gioia e fede profonda. É ancora vivo in me il ricordo indelebile. Autorità e popolo, con una calorosa manifestazione di fede, mi salutarono Sacerdote di Cristo e mi accompagnarono nella chiesa parrocchiale sotto una pioggia di fiori e confetti lanciati da centinaia di fanciulli osannanti, mentre gli uomini formavano un lungo corteo, recando rami di ulivo. Varie sono state le esperienze che il Signore ha voluto che facessi nei primi anni. Il vescovo mi affidava, come padre spirituale, i novanta ragazzi del Seminario Dio cesano San Giovanni Bosco per aiutarli a discernere la vocazione e a seguire la strada del Signore. Alcuni di essi ora sono sacerdoti impegnati nell’Apostolato. L’entusiasmo e la gioia di essere ministro di Cristo mi spingeva a recarmi nelle scuole elementari della città per mettere in contatto con Gesù centinaia di fanciulli attraverso le venti lezioni integrative di Religione. L’Oratorio Antoniano diretto da donna Fiorella di v.m. mi chiese come cappellano e per alcuni anni feci esperienza delle premure di cui devono essere circondati i poveri e delle attenzioni da dedicare ai fanciulli di Prima Comunione. Come confessore della casa di riposo delle Suore Francescane Alcantarine di Sant’Antonio Abate, ho potuto apprezzare i tesori nascosti nelle anime che si consacravano al Signore. Infine, come Presidente dell’Ente Comunale Assistenza (ECA) di Pimonte, ho avuto occasione di animare spiritualmente l’assistenza ai poveri del paese, servizio che una volta era affidato alla Chiesa ed oggi è trasferito alle Autorità Civili. Mentre svolgevo tutte queste attività, si preparava già per me il campo di lavoro a cui il Signore mi avrebbe chiamato principalmente: il nuovo rione San Marco, dal 1953 al 1960, composto in gran parte da baraccati e da gente semplice e povera che, divenuti senza tetto a causa della querra, veniva ad occupare gli alloggi popolari che si andavano costruendo per loro alla periferia della città. Il vescovo D’Arco mi invitava perciò a lasciare ogni altra attività per dedicarmi completamente al Rione che si andava formando. Un colloquio con Padre Pio cui chiesi consiglio, fu determinante e illuminante. Ciò costituì per me il primo distacco: non più celebrare l’Eucarestia nelle belle chiese della città; ma iniziare celebrando in un magazzino, nei cortili e poi in uno scantinato delle Case Popolari, locale che per cinque anni fu il centro del culto e della vita sociale dei rionali. Iniziavo così a vivere accanto alle persone più emarginate della città per organizzare la loro vita religiosa, costruire la chiesa.
di don Ciro Donnarumma*
da un panegirico del 27 luglio 1978