Testamento spirituale

di don Ciro Donnarumma
Nel 50° anniversario del sacerdozio, 12 luglio 2003

Avvertendo di dover presto smontare la tenda da questo mondo, sento di rivolgermi per l’ultima volta a voi, miei amati figli.
Prima di tutto chiedo perdono al Signore per i miei peccati e mi affido alla Sua Divina Misericordia.
Chiedo perdono al Vescovo, ai sacerdoti se non sempre sono stato loro di esempio.
Chiedo perdono a tutti i miei figli spirituali: gli abitanti della Parrocchia, se non sempre li ho serviti con generosità, fedeltà ed amore.
Mi affido alla preghiera dei bambini, dei giovani, degli anziani e degli ammalati verso i quali ho avuto una particolare attenzione.
Ringrazio tutti per l’affetto dimostratomi, mi ha aiutato a portare la croce nell’ultimo tratto.
Non li nomino, ho paura di dimenticarne qualcuno.
Prometto a tutti la mia preghiera dal cielo e la mia benedizione.
Non posseggo nulla, quei pochi oggetti personali desidero siano dati alla sorella Anna che in tutti questi anni mi è stata vicino come una mamma, quale segno della mia perenne riconoscenza.
A don Vincenzo, che per così lungo tempo ha condiviso le scelte e le mie ansie pastorali, assicuro la mia fraterna, affettuosa benedizione.
Lo invito solo ad assolvere quello che gli ho chiesto.
Lo ringrazio anche per aver rinunciato, per starmi accanto,ma senza rimpianti, alla possibilità “di far carriera”, quella carriera che sia Mons. Raffaele Pellecchia che Mons.Antonio Zama gli offrirono, apprezzando le sue qualità.
“Vanità delle vanità, tutto è vanità “.
Mi presenterò davanti al Tribunale di Dio con le mani piene delle mie miserie, ma con la mia “croce” portata, con il vostro aiuto, con amore e con gioia, ma leggerissima e gloriosa.
Accompagnato dagli 8325 bambini accolti con il Battesimo nella Comunità Parrocchiale ed in seguito aiutati ad accostarsi alla Mensa Eucaristica. Conosco tutti i bambini e fanciulli, so dove abitano, il palazzo, il numero civico, il piano.
Assieme alle 2720 coppie di giovani sposi da me uniti in matrimonio, li ricordo tutti e prego per loro.
Con accanto i 3799 fratelli e sorelle da me accompagnati a raggiungere la Casa del Padre. Sono tutti davanti al mio sguardo. Li ricordo tutti ogni giorno all’altare di Dio.
Tutti per Divina concessione saranno con me in Paradiso assieme a tanti altri, ancora viventi, che mi hanno aiutato a costruire sia la Chiesa materiale, sia quella spirituale restandomi accanto con affetto, stima e fiducia accompagnandomi nel mio cammino sacerdotale e sono stati i miei cirenei.
Il Signore li colmerà di beni, ne sono certo. Mi sono preoccupato in questi anni di abbellire il Tempio, ma non ho mai trascurato i poveri. Mi sono impegnato a fare bene sempre; il Signore e la Beata Vergine Maria mi hanno aiutato a vivere bene. Posso affermare con sincerità che solo il responso che lo specchio mi restituisce ogni mattina quando mi rado mi richiama alla realtà: altrimenti crederei di avere vent’anni. Ho amato i miei santi e laboriosi genitori, i miei fratelli, mia sorella, nipoti di sangue e acquisiti, pronipoti, che mi hanno sostenuto in ogni circostanza. Ho amato tutti gli abitanti del Rione San Marco; ho amato i Vescovi, i sacerdoti, i miei “seminaristi”, i religiosi e le religiose della Parrocchia; ho amato specialmente i giovani, i ragazzi e poi loro, i miei più grandi amici: i fanciulli; da loro mi sono sentito sempre amato come un padre.Tante volte ho ripetuto loro: “Non siete troppo piccoli per costruire la Chiesa. Senza di voi il mondo è più povero, stanco e vecchio. Non deludete la fi ducia che Gesù ripone in voi. Non venite meno all’impegno che tutti attendiamo da voi. La vostra presenza gioiosa ed operosa può toccare il cuore di tanti che vi passano accanto distratti e delusi”.
Spero di lasciare un buon ricordo, di aver insegnato che servire il Signore è bellissimo e che consacrarsi al Signore ed essere a Lui fedele è fonte di immensa gioia.
Per questo amore avuto per tutti voi, chiedo perdono al Signore. Io avrei voluto amare solo Lui e solo ciò che ama Lui. Spesse volte mi è venuta la tentazione di chiedere di essere seppellito un giorno all’Altare della Madonna di Pompei per rimanere sempre nella mia parrocchia, ma è anche giusto stare accanto alla mamma e papà.
L’esequie sia celebrato nella estrema semplicità, nella Chiesa parrocchiale del San Marco, senza discorsi, basta il Cero a simbolo di Cristo Risorto.
Desidero essere posto in una bara la più povera, essere trasportato con la macchina dei poveri.
Ringrazio e benedico il mio caro fratello don Vincenzo se avrà la carità di adempiere questi miei poveri desideri.
Con sincera benevolenza di padre e pastore invito voi tutti a rinnovare la vostra adesione totale a Gesù Crocifisso.
Vi benedico.