25° Anniversario della dedicazione

          5   Luglio         1959  –   1984

Sono trascorsi trent’anni da quel 24 aprile in cui il Vescovo Mons. Agostino D’Arco mi invitò a lasciare ogni altra attività per prendermi cura di un gruppo di famiglie che da cinque o sei anni vivevano nelle baracche e di quelle che venivano ad occupare i nuovi alloggi per senza tetto al Ponte San Marco e posso affermare che da allora abbiamo fatto molto cammino insieme.
Ora ci troviamo nel più popoloso ed importante quartiere della città e dobbiamo insieme constatare col Vangelo come “ il seme caduto in terreno fertile è germogliato e si è trasformato in albero rigoglioso. Il nostro cammino è stato contrassegnato da tappe gioiose e tappe piene di sofferenze e sacrifici, pieno di lotte religiose e sociali. Posso dire con tranquillità di essere sempre stato al fianco dei rionali per aiutarli e vincere l’emarginazione propria di un rione periferico, ad ottenere l’acqua. L’illuminazione, gli asili, le strade, la scuola, la farmacia, l’ufficio postale, il servizio autolinee urbane, la fermata dei treni ecc.
Celebrammo insieme l’Eucarestia per oltre cinque anni in un magazzino, nei cortili delle case coloniche e poi in uno scantinato delle case popolari imparando a vivere accanto alle persone più emarginate della città per organizzare la loro vita ed aiutarli a costruire la Chiesa. Dopo anni di impegno pieno di entusiasmi e sacrifici il 5 luglio 1959 inaugurammo la Chiesa.
L’Opera realizzata in mezzo a tanta povertà fu giudicata dalla stampa di quegli anni “ il risultato di un entusiasmante intesa spirituale fra Autorità Ecclesiastiche e Civili, fra governo e popolo, tutte volontà fuse in una mirabile unicità di intenti nel nome dell’Evangelista Marco, per la maggior gloria di Dio.
Il leone di San Marco ha qui saldamente piantato la sua zampa, sulle pagine eterne del Vangelo, sul motto augurale “ Vittoria tibi Marce Evangelista Meus “.
Trovai allora in quel gruppetto di baracche e nei pochi palazzi costruiti circa trecento famiglie in condizioni di grande disagio e povertà, col trascorrere di questi trent’anni ho salutato l’arrivo di oltre tremila famiglie.
Come Sacerdote ho accolto nella Comunità Cristiana con il Battesimo circa seimila bambini, ne ho seguito la loro crescita umana e spirituale attraverso la scuola e la Chiesa aiutandoli ad accostarsi ai Sacramenti dell’Eucarestia e Cresima: ho partecipato alla celebrazione nuziale di oltre millesettecento coppie di sposi, ho  salutato circa milletrecento fratelli che hanno lasciato la terra per raggiungere la Casa del Padre, ho ancora impresso nella mente il loro volto amico!
Oggi è lontano il ricordo di strade strette, polverose e buie attraverso le quali si accedeva al San Marco e cancellata la commiserazione che la gente del centro cittadino nutriva per quanti erano riusciti ad avere l’assegnazione di un alloggio popolare.
Il rione San Marco ha conquistato il posto che gli spetta nella città e vogliamo ricordarne gli avvenimenti più importanti della sua storia di questi primi trent’anni attraverso le immagini e lo scritto di questo opuscoletto curato da alcuni collaboratori.Sfogliando queste pagine
INVITO i fanciulli e i giovani, che amo in modo particolare, a meditare su quanto sono riusciti a fare i loro nonni e genitori in mezzo a tanta povertà di mezzi per formare, sotto la mia guida, la Comunità Cristiana del San Marco e realizzare il Complesso parrocchiale che ore possono ammirare e di cui posso servirsi, apprezzando i sacrifici di tanti collaboratori, amici,e benefattori cercando di imitare il loro entusiasmo ed impegno per proseguire nel cammino tracciato.
INVITO tutti i rionali e quanti si sentono a loro legati da vincoli di parentela, amicizia o ammirazione ad elevare assieme a me il grazie al Signore per aver trasformato noi, poveri uomini, in strumenti  della sua gloria operando anche attraverso noi tante meraviglie a beneficio degli uomini.
SENTO IL DOVERE DI
Ricordare le amabili figure dei Vescovi che hanno guidato il nostro lavoro in questi anni:

  • Mons. Agostino D’Arco, che sanzionò giuridicamente la parrocchia, ci sostenne nel definirci “ parrocchia in marcia” ;
  • Mons. Raffaele Pellecchia, che ci risvegliò dal torpore spronandoci ad un impegno cristiano più concreto e a un nuovo modo di concepire la Chiesa nel mondo, definendo la sua missione, la sua politica e la sua fedeltà al Vangelo alla luce del Vaticano II;
  • Mons. Antonio Zama, che ci sta guidando a conciliare il vecchio e il nuovo, a far camminare insieme i movimenti suscitati dallo Spirito Santo per ringiovanire la Chiesa, ad innestare la parrocchia nel suo territorio per servire l’uomo concreto e quello emarginato, malato, anziano, drogato, handicappato;
  • di salutare la schiera immensa di amici e benefattori che si è andata formando in questi anni e che mia ha sostenuto sempre con simpatia e collaborazione;
  • di ringraziare quanti hanno avuto fiducia nella mia persona e nella mia opera, quanti mi hanno confortato nelle svariate parentesi di dolore morale e fisico;
  • di ricordare le belle figure di Sacerdoti, religiosi e religiose, è impossibile nominarli tutti, che in questi anni hanno lavorato tanto per il bene dei rionali;
  • di ricordare grato, l’opera di tanti professionisti e soprattutto quella dell’Ing. Comm. Lorenzo Melchiori;
  • di ricordare le famiglie dei nostri emigrati, i giovani cresciuti all’ombra del campanile e che dopo il matrimonio hanno formato altrove la loro famiglia;
  • di ringraziare coloro che collaborano attivamente nella Catechesi, nella Liturgia, nell’animazione dei gruppi e quanti donano la loro opera al servizio dei fratelli bisognosi, tutti pienamente cosciente del cammino che la parrocchia, sorretta dallo Spirito Santo, affronta in questi e negli anni futuri.

don Ciro Donnarumma

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